1925 - ::: COMUNE DI CASALECCHIO DI RENO (BO):::

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Cronologia di Casalecchio di Reno – anno 1925


1° maggio – Una bandiera rossa sventola, per poco, sulla ciminiera del canapificio Melloni
12 giugno – Il Re Vittorio Emanuele III inaugura il Monumento ai Caduti della Grande Guerra
12 giugno – Inaugurazione del Parco della Rimembranza


1° maggio – Una bandiera rossa sventola, per poco, sulla ciminiera del canapificio Melloni

Anche a Casalecchio, nonostante misure repressive sempre più rigide, il governo locale non riesce comunque a spegnere l’opposizione al regime che si manifesta principalmente in stampa clandestina di volantini e affissione di manifestini agli ingressi delle maggiori fabbriche, come l’Hatu’, l’Argenteria Clementi, la Birreria Ronzani, o il Canapificio Melloni, non tanto per le simpatie politiche dei proprietari, alcuni di questi molto tiepidamente coinvolti dalle questioni politiche e più attenti al buon funzionamento aziendale, quanto per la maggiore visibilità tra i dipendenti che alla mattina presto entrano in servizio. In diverse occasioni gli autori sono individuati, arrestati e condannati dal Tribunale speciale a pene detentive anche molto lunghe o a periodi di vigilanza.

In altre occasioni le manifestazioni di dissenso hanno maggiore visibilità e suscitano sentimenti diversi fra gli osservatori, come in occasione della notte precedente il 1° maggio quando alcuni ignoti issano sulla ciminiera del canapificio Melloni in via Cavour  una bandiera rossa che la mattina seguente già sventola tra lo sconcerto dei fascisti e la sorpresa dei cittadini. Già da alcuni anni non si celebra più la festa dei lavoratori ed ogni manifestazione affine è vietata quindi il gesto è particolarmente scenografico. Il Cav. Luigi Masetti, segretario del Fascio, è infuriato, non capacitandosi come qualcuno sia riuscito a salire nottetempo fin lassù senza che nessuno se ne sia accorto, anche perché toglierla appare alquanto pericoloso, fino a quando, dopo alcune ore, un coraggioso milite arriva in cima e toglie l’oltraggioso stendardo. Molti anni dopo, nel corso di un’intervista, uno degli autori del gesto lo commenterà così “Abbiamo fatto prima noi tre a farla salire lassù che loro in tanti a farla ridiscendere…”.

Bibliografia ed approfondimenti

Antifascismo e resistenza a Casalecchio di Reno : documenti e testimonianze / a cura di Graziano Zappi 'Mirco', Bologna : Libreria Beriozka, 1988

I casalecchiesi raccontano : testimonianze dell'altro secolo / [raccolte da Graziano Zappi ; con l'ausilio di Carlo Venturi!, [Bologna! : Aspasia, 2003
 


12 giugno Il Re Vittorio Emanuele III inaugura il Monumento ai Caduti della Grande Guerra

Non dissimile dagli ideali e dalle modalità che caratterizzano la costruzione dei Monumenti ai Caduti sull'intero territorio nazionale è il “percorso” del Monumento ai Caduti di Casalecchio di Reno.

Fin dai primi mesi successivi alla conclusione della guerra si crea un “sentire” comune volto ad una elaborazione del lutto in grado di attribuire contorni accettabili alla morte in battaglia, cercando al tempo stesso di restituirle un senso ideale. Familiari, parenti, amici, semplici conoscenti avvertono la necessità di rendere omaggio ai propri caduti, ai caduti in una guerra nazionale in cui la consacrazione del sacrificio dovrebbe annullare l'esigenza di legittimare l'arruolamento. In molti casi a queste esigenze danno voce le locali Associazioni Nazionali Combattenti che sollecitano alle Amministrazioni Locali la realizzazione di ricordi ai gloriosi concittadini caduti in guerra. Tappa importante nella formazione del culto del soldato caduto è la nuova percezione collettiva della morte: la morte non come fatto individuale, bensì con valenza nazionale ed aggregante. Per questo i  Monumenti ai Caduti assumono un valore simbolico inesistente nel passato: prima su di essi non erano riportati i nomi dei singoli caduti, semplicemente veniva eretto un Monumento che celebrava un battaglione, un reggimento, talvolta un intero esercito, senza che fosse presente un elenco con i nomi di  tutti caduti.

Con i Monumenti ai Caduti della Grande Guerra i morti vengono a rappresentare la continuità e la salvezza per i vivi, che percepiscono l'importanza di appartenere alla stessa Nazione di chi è caduto per onorarla e glorificarla e che nell'iscrizione “nominale” esprimono il loro senso di gratitudine tangibile ed imperitura.   

Nell'Archivio Storico Comunale è presente un prezioso fascicolo inerente le fasi di preparazione del Monumento ai Caduti che, a partire dall'estate del 1922, si snodano per circa due anni fino all'inaugurazione del Monumento stesso, il 12 giugno 1925.
A Casalecchio l'iniziativa parte nell'estate del 1922 dalla locale Sezione dell'Associazione Nazionale Combattenti che costituisce un Comitato con lo scopo di dare sostegno all'autorità locale nel raccogliere i fondi necessari per erigere nel paese “un ricordo ai gloriosi concittadini caduti in guerra”.  E' del 24 agosto 1922 il riscontro del Commissario Prefettizio in cui si comunica al Municipio di Casalecchio di aver accolto la “nobile” proposta del Comitato e auspica un'ampia partecipazione cittadina.

Il Comitato promotore, conta sulle più illustri personalità del paese, nell'elenco nominativo presente in Archivio sono indicati ben 37 concittadini appartenenti alle più note famiglie casalecchiesi: Beccadelli, Beltrami, Ghillini, Gregorini Bingham, Masetti, Mazzanti, Pedretti, Ronzani, Talon, Visconti di Modrone, Zanotti e molte altre oltre ovviamente a Don Filippo Ercolani, Arciprete di San Martino. Il Comitato si fa sostanzialmente promotore di una sottoscrizione e del ritiro delle somme per erigere il Monumento ai Caduti ed in questa loro opera i componenti del Comitato sono coadiuvati dal sig. Giuseppe Solieri, responsabile dell'Ufficio Postale ubicato nella stessa residenza comunale. In data 26 settembre 1923 il Comitato invita il Prof. Mario Dagnini e l'Ing. Giulio Marcovigi a costituire la commissione tecnica ed artistica che procederà alla scelta del “ricordo ai caduti senza aspirare a promuovere opere grandiose e monumentali”, questo, ad onor del vero, soprattutto per ragioni finanziarie avendo il Comitato preventivato di non superare la spesa di 40.000 Lire.

La zona dove collocare il Monumento viene individuata nei pressi della Villa Guglielmini, già Zecchin, “nella parte alta del paese e precisamente nell'area che prospetta il Reno, in via Marconi, ora occupata da stalle che presto verranno demolite”. L'area misura 4/5 mila metri quadrati. Come emerge dalla stessa comunicazione, l'ampiezza di tale area è determinata dal fatto che questa dovrà primariamente accogliere la nuova sede comunale, mentre si ammette, solo secondariamente, che nella stessa località possa sorgere anche il ricordo votivo; tuttavia questo progetto verrà presto abbandonato sia per la difficoltà di coordinamento fra le due opere sia, più probabilmente, per motivi finanziari, lasciando quindi spazio unicamente al Monumento ai Caduti ed all'omonimo giardino.

Per dare la più ampia pubblicità all'iniziativa nella cronaca cittadina de Il Resto del Carlino del 13 ottobre 1923 vengono invitati gli artisti a presentare i propri bozzetti per l'erigendo Monumento ai Caduti di Casalecchio di Reno.

Fra i primi progetti pervenuti alla commissione tecnica vi è quello della scultrice Francesca Barbanti Brodano, figlia di Giuseppe Barbanti Brodano, da poco trasferitasi a Roma in seguito al matrimonio con Mario Fioroni, ma i cui legami con il paese d'origine sono ancora molto saldi ed intensi abitando ancora la famiglia a Villa Paolina sulle pendici della collina di San Luca.

Ovviamente anche altri artisti ambiscono alla prestigiosa commissione ed in Archivio sono conservate numerose lettere indicanti materiali, dimensioni, tempi di consegna; purtroppo non sono presenti bozzetti o disegni preparatori cosicché degli altri possibili monumenti rimangono solo le descrizioni degli artisti. Fra le domande pervenute si possono ricordare quelle della Ditta Davide Venturi & Figlio, nota in città  per aver realizzato molte cappelle votive e tombe di famiglia in Certosa, e quella del Prof. Mario Venturi con “Fante con braccio alzato nell'atto poderoso della lotta che disperatamente difende, premendola contro il cuore sanguinante, la bandiera della Patria”...

Emerge poi (4 dicembre 1923) la necessità della Commissione di definire meglio il proprio incarico, chiedendo di aggregare ad essa la competenza di uno scultore che viene presto individuato nel Prof. Silverio Montaguti (9 dicembre 1923) così da avere un ulteriore parere tecnico più adatto alle caratteristiche dell'opera da giudicare.

La nuova Commissione comunica infine al Sindaco Beccadelli (7 gennaio 1924) la scelta del bozzetto vincitore, tenuto conto “dell'armonia con il luogo dove andrà a collocarsi, del valore artistico dell'opera, dell'efficacia di espressione e della grandiosità di massa”, motivando le esclusioni e ponendo l'attenzione conclusiva sulle opere proposte dalla scultrice Francesca Barbanti Brodano e dall'Architetto Saccenti...manifestando la sua  preferenza per quella della Barbanti in virtù di una “maggiore nobiltà di composizione e per un più equilibrato accoppiamento fra la parte architettonica e la parte scultorea”.

Il 21 gennaio 1924 l'Assemblea del Comitato informa i Soci della commissione dell'opera alla signora Barbanti, sulla base di una stima di spesa di Lire 40.000, di cui 20.000 già raccolti e prevedendo di raggiungere la cifra di Lire 30.000, mentre per il rimanente verranno promossi nuovi appelli alla cittadinanza, ponendo comunque una responsabilità collettiva dei Soci per il raggiungimento della cifra stabilita. Non estraneo all'assegnazione dell'opera appare il proposito della scultrice  di voler prestare la sua arte in modo “disinteressato” ripromettendosi il solo recupero delle spese vive fissate preventivamente in Lire 40.000. 

Le difficoltà economiche vengono affrontate con nuovi appelli alla cittadinanza e l'organizzazione di eventi benefici. Fra questi particolarmente gradita è la proposta del Gruppo Filodrammatico di Vado che nella serata del 28 settembre 1924 propone al Teatro del Fascio di Casalecchio l'opera “Il Titano”, commedia in tre atti ambientata a Roma nella primavera del 1917, con l'intero incasso di 382 Lire devoluto al Comitato.

Nel novembre del 1924 emerge la difficoltà di reperire autonomamente tutti i nominativi dei caduti che dovranno essere scolpiti sulle lapidi da collocare nel Monumento. A tal fine viene depositato nella Segreteria comunale l'elenco dei concittadini caduti in guerra e si invitano i casalecchiesi, anche tramite i Parroci,  a comunicare entro il 22 novembre eventuali integrazioni ed osservazioni. Sulle lapidi verranno poi scolpiti 91 nomi di cui 48 fra caduti e dispersi, 32 morti per malattia ed 11 deceduti in prigionia (negli anni successivi verranno aggiunti 4 caduti portando il totale a 94).

Il contratto stipulato tra il Comune di Casalecchio di Reno e la scultrice Francesca Barbanti Brodano riporta in modo preciso forma e dimensioni dell'Opera: “...Monumento, costituito essenzialmente da un basamento, da una torre in mattoni speciali ricotti e da una figura in bronzo rappresentante un fante con la vittoria, dell'altezza di m.2,50 dai piedi alla testa. Sullo zoccolo figureranno, come nel bozzetto, due stemmi di terra cotta colorata e smaltata, una del Comune di Casalecchio ed uno con l'aquila ed il fascio littorio. Il primo gradino sarà di pietra e così anche la targa e le mensole della torre: su detta targa, in alto, verrà incisa la dedica del Comune, mentre sulla parte posteriore, su lastra di marmo, figureranno i nomi dei Caduti ed una Croce, simbolo di redenzione. La figura del fante sarà di bronzo di lega comune e verrà fusa con regola d'arte, sulla cera originale”. La dedica del Comune sarà poi la seguente: “Casalecchio ai suoi gloriosi caduti MCMXV/ MCMXVIII

Occorre comunque precisare come nel corso dei due anni di attività del Comitato e nelle lettere e nel contratto stipulato fra committente ed artista sia sempre e solo indicata come unica scultrice la signora Francesca Barbanti Brodano, tuttavia appare verosimile un significativo coinvolgimento del marito Mario Fioroni nella realizzazione dell'opera, sia per la maggiore competenza  artistica nell'arte della  scultura, in virtù delle innumerevoli e pluripremiate opere realizzate fino ad allora, sia per quanto successivamente emerso nei ricordi familiari che confermano questa supposizione (intervista a Giosetta Fioroni del 14/05/2005 a La Repubblica).

E' infatti ancora la signora Barbanti ad informare il Comitato in data 4 maggio 1925 che la fusione dell'opera è stata ultimata e che verrà consegnata al  Comune entro pochi giorni essendo l'inaugurazione prevista  per il 12 giugno. A proprie spese il Comune procede a sistemare e recintare l’area creando un pubblico giardino attorno al Monumento.

All'inaugurazione, il 12 giugno 1925, sono presenti il Re Vittorio Emanuele III, il Cardinale Nasalli Rocca, il Ministro Luigi Federzoni, il Gerarca Dino Grandi, il Generale Cittadini e l’On.Casertano, oltre alle autorità locali guidate dal Sindaco Marchese Ruggero Beccadelli. Come da programma il corteo reale giunge intorno alle 18, in una Casalecchio adornata di archi trionfali, vessilli e fiori, accolto dalla popolazione assiepata lungo le vie ed i giardini. Procedendo tra due schiere di militari, le autorità raggiungono il palco ed assistono alla solenne cerimonia di scoprimento del Monumento, coperto da un candido lino nella parte centrale. Seguono la benedizione dell’Arcivescovo Nasalli Rocca, i canti patriottici dei bambini delle scuole e i discorsi delle Autorità tra il gioioso entusiasmo di una folla commossa.

Bibliografia ed approfondimenti

Architetture e statue per gli eroi : l'Italia dei monumenti ai caduti / Carlo Cresti, Firenze : A. Pontecorboli ; [s.l.] : IAAS-EDAP, stampa 2006

L'archivio storico comunale di Casalecchio di Reno : 1798-1965 : inventario / di Alessandra Di Giovanni e Claudia Vasi , Bologna : Provincia di Bologna, Settore cultura, Ufficio istituti culturali, 2003

Lunario casalecchiese anno 1996 e 2003; 1995-. - [S. l. : s. n., 1995]- (Crespellano : Delta grafiche [poi] Savignano sul Panaro : Tipolitografia  

Memorie della Grande Guerra in Emilia-Romagna / a cura di Paola Monari, Argelato : Minerva, 2016

La morte per la patria : la celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica / a cura di Oliver Janz e Lutz Klinkhammer ; saggi di Roberto Balzani ... [et al.], Roma : Donzelli, 2008

Per non morire mai : la percezione della morte in guerra e il culto dei caduti nel primo conflitto mondiale / Lisa Bregantin ; prefazione di Giorgio Rochat, Padova : Il Poligrafo, 2010

Reali presenze nel territorio bolognese, 1860-1938 Dionigi Ruggeri, Anna Maria Galliani, Bologna, Costa, 2008

Internet

http://www.iccd.beniculturali.it/getFile.php?id=5185
 

Inaugurazione Monumento ai Caduti
Il Ministro Luigi Federzoni, il Re Vittorio Emanuele III ed il Sindaco Marchese Ruggero Beccadelli si avviano verso il Monumento ai Caduti per l’inaugurazione (Collezione M.Neri)

Picchetto d'onore dei militari
Il picchetto d’onore dei militari accoglie il Re e le Autorità (Archivio fotogr.Biblioteca C.Pavese) 

Giardino e monumento ai Caduti
Giardino e Monumento ai Caduti negli anni ’30 (Archivio fotogr. Biblioteca C.Pavese) 


12 giugno Inaugurazione del Parco della Rimembranza

Inizialmente i caduti in guerra erano stati oggetto di un processo di elaborazione del lutto messo in atto unicamente da familiari, amici, colleghi e comunità locali. Le prime iniziative di commemorazione non ebbero cioè carattere ufficiale o statale, ma partirono dal “basso”, dalla cerchia dei caduti e, solo in un secondo momento, dalle Associazioni dei reduci e d'Arma. L'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci era stata fondata a Milano nel 1919 e si proponeva di tutelare sia i diritti degli ex combattenti sia la memoria dei caduti per la Patria.

Solo successivamente le manifestazioni commemorative assumono anche un carattere ufficiale e nazionale. E' infatti con l'avvento al potere del Fascismo nel 1922 che il Governo centrale inizia a prefigurare la necessità di onorare la memoria dei caduti anche attraverso la creazione di “Parchi della Rimembranza”, con l'intento di simboleggiare soprattutto l'idea della fertilità del sacrificio dei caduti della Grande Guerra attraverso l'impianto di alberi. Le prime norme su questi “giardini della memoria”, in base alle quali ad ogni caduto verrebbe dedicato un albero la cui cura sarebbe  affidata agli alunni più meritevoli, sono emanate nel 1922-23, in particolare dal Sottosegretario al Ministero della Pubblica Istruzione Dario Lupi che promuove in tutti i Comuni d'Italia la costituzione di comitati locali per le iniziative in onore dei caduti.

Dai documenti presenti in Archivio Comunale apprendiamo che a Casalecchio il Consiglio Comunale si associa alla “bella e patriottica iniziativa del Ministero della P.I.” e durante la seduta del 21 febbraio 1923 costituisce il “Comitato pei viali e parchi della Rimembranza”, nominandone membri l’ingegnere Giulio Marcovigi, Giovanni Gualandi e Antonio Moleterni. Alla commissione è in seguito aggregata la maestra Elena Antonelli, titolare del corso popolare e rappresentante del corpo insegnante del comune. In un appunto manoscritto non datato e non firmato, ma attribuibile al segretario comunale Luigi Cerioli, è riportato un elenco delle possibili aree da destinare a viale o a parco: una striscia di terreno in via Verdi, il piazzaletto fra via Verdi e via Pascoli nei pressi dell’Hotel Pedretti, il terreno di via Marconi che avrebbe dovuto accogliere anche la nuova sede del Municipio (spazio poi destinato al giardino ed al Monumento ai Caduti), un altro terreno in via Garibaldi, le strade di accesso al fondo “Luoghetto” ed il fondo stesso. Il nodo dell’ubicazione del parco viene sciolto durante la riunione del 5 marzo 1923 del Comitato pei viali e parchi della Rimembranza: il parco sorgerà nella porzione meridionale del fondo “Luoghetto”, in fondo a via IV Novembre, prima strada a destra dopo il ponte sul Reno. Il fondo, già proprietà Talon ed acquisito dal Comune nel 1921 nell’ambito di uno scambio di terreni, era stato subito frazionato ed in parte venduto per essere edificato, ma poi la rimanente parte resa inedificabile in seguito alla Disposizione 19 febbraio 1923 n. 284 della Regia Soprintendenza ai Monumenti dell’Emilia. In un altro appunto manoscritto non datato e non firmato si precisano meglio i confini dell’area da destinare a parco e su un biglietto vergato dalla stessa mano (ovvero Luigi Cerioli) sono conteggiati in un totale di 95 i caduti in guerra di Casalecchio, probabilmente al fine di determinare il numero degli alberi da piantumare.

Il Parco della Rimembranza viene quindi realizzato nel fondo Luoghetto, Al Parco vi si accede da due cancelli, uno posto in via IV Novembre e l'altro nella parallela via Giordani, che vengono aperti al mattino e richiusi alla sera dalla Guardia Comunale, tale è il valore simbolico attribuito al Parco. Sono piantumati alberi e arbusti di varia tipologia: 10 pini domestici, 5 cipressi, 15 lecci, 10 platani, 10 ippocastani, 10 querce, 20 robinie, 20 tigli argentati, 10 olmi, 5 salici piangenti, 400 arbusti da fiore e 800 arbusti sempreverdi. Nel Parco vengono realizzati anche dei vialetti, cosparsi di ghiaietto vagliato, e collocati sei sedili di cemento lucido. Gli alberi a ricordo dei caduti fanno da corona al vialetto che circonda l’aiuola principale, al centro della quale si trova un gruppo di alberi di maggiori dimensioni. Due vialetti secondari si distaccano dal centro del parco e conducono a ridosso del viale che ancora oggi porta alla Casa dell’Intendente della Chiusa. Il Parco della Rimembranza idealmente guarda l'altra area, aldilà del Reno, adibita alla memoria della Grande Guerra: il Monumento ai Caduti nell'omonimo giardino. Nell’Archivio storico comunale di Casalecchio di Reno non si rilevano documenti inerenti una cerimonia di inaugurazione ufficiale del Parco della Rimembranza. E’ possibile che questa sia avvenuta il 12 giugno 1925, contestualmente all’inaugurazione del Monumento ai Caduti, anche se l’informazione non è presente nei quotidiani locali, che riportano invece ampia cronaca della solenne cerimonia dell’inaugurazione del Monumento alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Oggi del Parco della Rimembranza, purtroppo, non rimane più nulla, distrutto dai bombardamenti del 1943/45, già dal 1947 l’area è declassificata dall’elenco delle aree pubbliche comunali, perché completamente sconvolta ed impossibile da ripristinare se non affrontando una spesa ingente e quindi destinata alla realizzazione di opere di edilizia pubblica e privata. 

La realizzazione di Monumenti, Parchi della Rimembranza ed altre testimonianze locali a ricordo dei caduti prosegue ancora per qualche anno, ma nel 1928 una circolare ministeriale invita le amministrazioni locali a limitare le spese per i monumenti commemorativi auspicando l'impiego dei fondi raccolti dai Comitati promotori alla intitolazione ai Caduti di opere di pubblica utilità come scuole, asili, ospedali, Case del Sole, sanatori, ed alla partecipazione alla realizzazione dei grandi Ossari monumentali. Dopo questa data, a livello locale, la costruzione di monumenti ed opere commemorative subisce quasi ovunque una forte flessione, fino a bloccarsi totalmente nel 1930 ma, oramai, i Monumenti ai Caduti ed i Parchi caratterizzano ovunque il nostro paesaggio urbano, una rete capillare di segni della memoria che dalle Alpi alla Sicilia, dalle grandi città al più piccolo paese, borgo o frazione testimoniano democraticamente e più di ogni altra cosa,  il comune passato, l'orgoglio nazionale, i sentimenti di gratitudine e la grandezza della Patria.

Bibliografia ed approfondimenti

L'archivio storico comunale di Casalecchio di Reno : 1798-1965 : inventario / di Alessandra Di Giovanni e Claudia Vasi , Bologna : Provincia di Bologna, Settore cultura, Ufficio istituti culturali, 2003

Lunario casalecchiese anno 2019; 1995-. - [S. l. : s. n., 1995]- (Crespellano : Delta grafiche [poi] Savignano sul Panaro : Tipolitografia  

La morte per la patria : la celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica / a cura di Oliver Janz e Lutz Klinkhammer ; saggi di Roberto Balzani ... [et al.], Roma : Donzelli, 2008

Per non morire mai : la percezione della morte in guerra e il culto dei caduti nel primo conflitto mondiale / Lisa Bregantin ; prefazione di Giorgio Rochat, Padova : Il Poligrafo, 2010

Internet

http://iccd.beniculturali.it/getFile.php?id=5187
 

Scorcio del Parco della Rimembranza
Scorcio del Parco della Rimembranza (da Lunario 2019, Archivio Famiglia Cerioli)

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