1920 - ::: COMUNE DI CASALECCHIO DI RENO (BO):::

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Cronologia di Casalecchio di Reno – anno 1920


Gennaio – Lotte sociali nel Biennio Rosso: i contadini bolognesi contestano i vecchi patti colonici del 1908
Apre il pastificio Zambelli e Bassi

13 giugno – Presso la Chiesa di San Martino vengono inaugurati l’Asilo e la Scuola di Lavoro. La Parrocchia viene elevata a Chiesa Arcipretale
I fratelli William e Samuel Robb aprono lo stabilimento per la produzione di macchine tessili

29 settembre – Tumulti a Casalecchio fra Leghisti ed Agrari, colpi di pistola ed un ferito
31 ottobre – I socialisti ottengono la stragrande maggioranza alle elezioni locali. Viene eletto Sindaco Vito Sandri. 
21 novembre – Ettore Masetti rimane vittima dei disordini a Bologna in occasione dell’insediamento del Sindaco Ennio Gnudi


Gennaio – Lotte sociali nel Biennio Rosso: i contadini bolognesi contestano i vecchi patti colonici del 1908

La crisi politica ed economica che attanaglia l’Italia fin dal periodo bellico si manifesta anche a Bologna con lotte sociali e violenti scontri. Questo periodo è conosciuto come "Biennio Rosso", espressione entrata nell'uso comune già nei primi anni venti con accezione negativa, utilizzata da pubblicisti di parte borghese per sottolineare il grande timore suscitato, nelle classi possidenti, dalle lotte operaie e contadine che si hanno proprio nel 1919-20, e quindi per giustificare la reazione fascista che ne segue. Alla lotta per un nuovo Capitolato Colonico, in sostituzione di quello in vigore fin dal 1908, partecipano anche i contadini casalecchiesi. La lotta inizia in gennaio e, tra intimazioni di sfratto dai terreni e scioperi dei braccianti, ha il suo culmine nell’estate quando i coloni raccolgono soltanto la propria metà dei cereali lasciando sul campo la metà dei proprietari terrieri. Così accade in autunno durante la vendemmia. La borghesia accusa il Prefetto ed il Questore di non fare abbastanza per contrastare i progetti eversivi dei socialisti. Il 25 ottobre l’agitazione si conclude con la firma di un concordato tra la Federterra e la Confagricoltura. I proprietari terrieri devono cedere ed accettare gran parte delle richieste della Federterra, in tema di mercato del lavoro (quantitativo minimo di braccianti che un proprietario terriero deve assumere) di salario e di orario di lavoro. 

Questa è, tuttavia, l’ultima vittoria del movimento socialista in Emilia-Romagna; subito dopo, infatti, inizia la dura reazione di capitalisti ed agrari, che si alleano allo squadrismo fascista affermando che le squadre provvedono alla difesa della proprietà contro la “violenze rossa”, difesa che, secondo il punto di vista padronale, lo Stato trascura di esercitare.     A Casalecchio i dirigenti della locale Lega contadina vengono arrestati, rinchiusi nel carcere di Castelfranco, e poi processati dal Tribunale civile di Bologna sotto l’imputazione di aver recato danni alla proprietà dei padroni. Mario Cavazza, Ernesto Lelli, Lodovico Albertazzi, Enrico e Fioravante Serenari sono poi condannati a due anni di carcere ciascuno.  
 

Bibliografia ed approfondimenti

Antifascismo e resistenza a Casalecchio di Reno : documenti e testimonianze / a cura di Graziano Zappi 'Mirco', Bologna : Libreria Beriozka!, 1988

Le campagne : conflitti, strutture agrarie, associazioni / Mirco Dondi, Tito Menzani, Bologna : Aspasia, 2005

Cronaca del nazionalismo e del fascismo a Bologna dal 1918 al 1923. Nomi, fatti, luoghi / Annalisa Padovani, Stefano Salvatori, Bologna, Tinarelli, 2011

Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo : un punto di vista regionale sulla crisi del primo dopoguerra (Emilia Romagna, 1918-1920) / a cura di Carlo De Maria, Bologna : Pendragon, 2020

Il fascismo in Emilia Romagna. Dalle origini alla marcia su Roma / Pietro Alberghi, Modena, Mucchi, 1989

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996  

Il sindacato nel Bolognese. Le camere del lavoro di Bologna dal 1893 al 1960, a cura del Centro documentazione-archivio storico della Camera del lavoro territoriale di Bologna, Roma, Ediesse, 1988


Apre il pastificio Zambelli e Bassi

La storia del Pastificio Zambelli e Bassi di Casalecchio parte…da Bologna col nome, ormai storico per la gastronomia felsinea, di Paolo Atti (1849-1910). Paolo Atti si trasferisce a Bologna nel 1877 da Castel Maggiore e si adopera come garzone da fornaio per scoprirsi poi innate doti imprenditoriali e rilevare la nota panetteria “Antico Forno Piemontese” in via Drapperie. Con Paolo l’attività va a gonfie vele e le vendite aumentano, tanto che, fiutando la possibilità di conquistare ulteriori porzioni di mercato, forma nel 1898 una società “in accomandita per la fabbricazione delle paste alimentari e tortellini” con Enrico Zambelli, proprietario del famoso pastificio di piazza della Mercanzia. La ditta Zambelli vanta già, tra i propri prodotti di punta, tortellini e “pasta di lusso” assai apprezzati e con commissioni provenienti da tutte le parti d'Europa e fin dalla lontana America. Perciò l’accordo con Zambelli rappresenta una svolta nell’ascesa del fornaio-imprenditore, che nel 1903 acquisisce l’intera proprietà Zambelli, muri inclusi. Sulla scia di altri imprenditori di successo anche Paolo adotta pubblicità belle ed invitanti, spesso illustrate da artisti famosi. Il “Pastificio Enrico Zambelli & C.” di cui la “Atti Paolo e figli” ne è la proprietaria necessita quindi di nuovi stabilimenti di produzione e Casalecchio appare l’approdo più vicino e comodo a cui guardare. A Casalecchio lo stabilimento della Zambelli e Bassi viene costruito in un grande triangolo di terreno posto tra via Garibaldi, via Bixio e via Cavour, e le dimensioni sono così imponenti da essere familiarmente conosciuto come “al fabricón”. Resta attivo fino al 1929 quando, abbastanza repentinamente, viene venduto a Vincenzo Melloni che lo riconverte in Canapificio.

Bibliografia ed approfondimenti

L'archivio storico comunale di Casalecchio di Reno : 1798-1965 : inventario / di Alessandra Di Giovanni e Claudia Vasi , Bologna : Provincia di Bologna, Settore cultura, Ufficio istituti culturali, 2003

Bologna in cucina : 120 anni di ricette di famiglia / a cura di Beatrice Spagnoli, [Bologna] : L'artiere Edizioni Italia, stampa 2000 (Bologna : Grafiche dell'Artiere)

La Mercanzia : storie di tortellini, tagliatelle e...Bologna : Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, stampa 2009

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996   

Il tortellino : un dono di nozze / Gian Marco Pedroni, Rimini : Idea Libri, 2001

Il vivo ricordo. La storia della pasta / Alessandro Molinari Pradelli,, Arcugnano, Bertagni, 2013

Internet

https://paoloatti.com/index.php
http://www.casalecchioinsiemeproloco.org/quaderni_di_san_martino/casalecchio_e_il_tortellino_una_gustosa_scoperta.it.html
http://www.zamboni-italia.it

 

Il pastificio Zambelli e Bassi
Il pastificio Zambelli e Bassi (Collezione M.Neri) 

Cartolina pubblicitaria per la pasta all’uovo degli stabilimenti di produzione Zambelli   Bassi
Cartolina pubblicitaria per la pasta all’uovo degli stabilimenti di produzione Zambelli Bassi, cartolina edita da Maga (Magagnoli) ed illustrata da A.L.Mauzan
(Collezione M.Neri) 


13 giugno – Presso la Chiesa di San Martino vengono inaugurati l’Asilo e la Scuola di Lavoro. La Parrocchia viene elevata a Chiesa Arcipretale.  

Fin dal suo arrivo nel 1913 Don Ercolani si dedica alla cura dell’anima dei suoi parrocchiani, ma capendo ben presto che la povertà materiale e culturale è parimenti importante e ampiamente diffusa nel paese. L’attenzione e la cura per i bambini, specie se molto piccoli, è pratica poco seguita da molti genitori, ed ora che tante donne sono saldamente inserite nel mondo lavorativo extradomestico subentra anche il problema della custodia dei figli. Don Ercolani si propone quindi di far fronte a due ordini di problemi: la mancanza di un asilo e di una scuola di lavoro per ragazze. I primi progetti vengono interrotti dalla guerra poi, una volta conclusa, Don Ercolani ci riprova ed il 28 dicembre 1918 convoca un Comitato promotore, del quale fanno parte alcune volonterose parrocchiane, col compito di raccogliere fondi e contemporaneamente procede all’acquisto del terreno rimasto libero retrostante la Chiesa, corrispondente al vecchio Camposanto. La determinazione di Don Ercolani è tale che già il 21 gennaio 1920  iniziano i lavori di costruzione dei locali della nuova istituzione: una piccola casa sul lato destro di San Martino, lungo via dei Bregoli, con una piccola scaletta per superare il dislivello. I lavori vengono affidati alla Cooperativa Muratori, diretta dall’esperto Tullio Tinti coadiuvato dal capomastro Arturo Simoncini. La spesa preventivata è di 40.000 lire ma, a lavori ultimati, le offerte ammontano  a sole 18.737 lire e 30 centesimi, tuttavia poco tempo dopo tutto è pagato.   
Il 13 giugno 1920 S.E. Card. Gusmini, Arcivescovo di Bologna, inaugura l’Asilo, intitolato alla Marchesa Carolina Sampieri Talon, con annessa la Scuola di Lavoro per Giovinette detta della B.V.di San Luca. Una bella giornata, con due Messe alle 8 ed alle 9.30, poi alle 10 è impartita la Cresima ed alle 11.30 la Messa Solenne cantata. Nel pomeriggio avviene la benedizione del locali della nuova istituzione seguita dalla recita del Rosario e dalla processione con l’immagine di S.Antonio. In questa memorabile giornata il Card. Gusmini, con proprio decreto, eleva la Parrocchia di San Martino al titolo di Chiesa Arcipretale 
Per avviare e gestire asilo e scuola vengono poi chiamate le Suore Canossiane. Nella “Cronaca della Casa Primaria delle Suore Canossiane di Bologna” si legge dell’apertura della Casa di Casalecchio e delle tante attività svolte dalle quattro consorelle presenti: la Scuola di Lavoro per fanciulle e giovinette, l’Asilo infantile misto, il ricreatorio festivo, l’insegnamento del Catechismo in Casa ed in Parrocchia, il doposcuola per alunne delle Scuole Comunali. Prima Superiora, ma per soli 5 anni, è Madre Clelia Tamburini, morta prematuramente a 37 anni, alla quale subentra Madre Isabella Girolami.
La modernità dell’asilo, riservato ai bambini da tre a sei anni, è ben esemplificata da alcune norme che devono essere tassativamente rispettate: iscrizione previo certificati di nascita, vaccinazione e battesimo, uso del grembiulino con le maniche lunghe, rigido rispetto delle norme igieniche, fra l’altro anche ai genitori è proibito l’ingresso nei locali riservati ai bambini. Alla scuola sono ammesse giovinette con assolto l’obbligo di istruzione elementare ed occorre “vestire con modestia”. Il programma di studi è incentrato principalmente su taglio e cucito, ma anche maglia, ricamo, rattoppo e rammendo ed è vietato confezionare indumenti “non rispondenti alle norme della decenza cristiana”. Non mancano le materie culturali come Dottrina cristiana, Catechismo e lettura di libri educativi, ma nemmeno il gioco ed i momenti di svago. La retta, quasi simbolica, oscilla tra le tre e le cinque lire, secondo la disponibilità della famiglia, ma non è mai nemmeno sufficiente a coprire il puro mantenimento delle suore…è quindi la Parrocchia o personalmente Don Ercolani a ripianare i deficit di bilancio. Nel primo anno i bambini iscritti all’asilo sono 21, mentre le ragazze della scuola oltre 200, l’anno successivo i bambini salgono a 58, mentre le ragazze scendono a 26, mentre nel 1922 i bambini sono 56 e le ragazze salgono a 85. Questo tipo di studi piace perché assomiglia, a livello più semplice, a ciò che viene insegnato all’Istituto Regina Margherita di Bologna, frequentato dalle signorine di buona famiglia, cosicché anche le diligenti ragazze di Casalecchio immaginano di condividere la stessa esperienza, sognando, magari, un futuro più roseo e tranquillo.                                    
Le Suore Canossiane seguiranno l’Asilo e la Scuola di Lavoro a San Martino fino al 1936 poi, per questioni legislative, sono sostituite dalle Mantellate, che resteranno fedeli al servizio ed alla Comunità, insieme  a Don Carlo Marzocchi successore dal 1940 di Don Ercolani, fino a tutto il periodo del secondo conflitto mondiale, Dopo la guerra l’Asilo riapre, ma ben presto, pressioni economiche e lo sviluppo del paese prevalentemente sulla sponda sinistra del Reno, comporteranno la chiusura dell’istituzione e la nascita, grazie ai lasciti della sig.na Fernanda Lamma, di un nuovo asilo nel centro del paese, tra via Marconi e via Carducci: l’asilo Lamma. 

Bibliografia ed approfondimenti

L'archivio storico comunale di Casalecchio di Reno : 1798-1965 : inventario / di Alessandra Di Giovanni e Claudia Vasi , Bologna : Provincia di Bologna, Settore cultura, Ufficio istituti culturali, 2003

L'asilo Adele e Fernanda Lamma di Casalecchio di Reno : 1920-1936-1946-1996 ... una presenza per le generazioni future / [a cura di Pier Luigi Chierici], [S. l. : s. n., 1996?] (Bologna : Tipolitografia Masi)

Cara Casalecchio e cari ricordi miei : pubblicazione in onore di madre Teresina Tirelli e di suor Rosalia Tonon della Congregazione delle Serve di Maria di Pistoia presso l'Asilo Lamma di Casalecchio di Reno e in reverente ricordo di madre Donata Macchi infaticabile educatrice dei bambini casalecchiesi del 1971 al 1993 / Angelo Lambertini, [S l. : s. n.], stampa 2001 (Bologna : Masi)

Casalecchio di Reno: percorsi e immagini della sua civilta / Dalmonte Polvani Annamaria Bologna : Ponte Nuovo, 1986

Casalecchio di Reno. Una città, la sua storia, la sua anima, a cura di Pier Luigi Chierici, Marco e Angelo Stadiotti, Carnate, Telesio, 2003

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996  

Chiesa di San Martino con sulla destra, lungo via dei Bregoli, l’Asilo e la Scuola di Lavoro
Chiesa di San Martino con sulla destra, lungo via dei Bregoli, l’Asilo e la Scuola di Lavoro (Collezione M.Neri)
        


I fratelli William e Samuel Robb aprono lo stabilimento per la produzione di macchine tessili
Samuel Robb, era giunto a Casalecchio qualche anno prima dall’Irlanda del Nord dove operava nel settore tessile, occupato in una fabbrica che costruiva macchine per la lavorazione del lino e della canapa e che aveva rapporti commerciali col Linificio e Canapificio Nazionale. Le macchine erano di grandi dimensioni, non potevano essere spedite già montate, ma andavano assemblate da tecnici specializzati direttamente nello stabilimento di destinazione, prima a Cassano d’Adda e poi a Casalecchio.  Samuel Robb è un caposquadra particolarmente esperto, nel periodo alla Canonica acquisisce buone competenze tecniche applicate alla tessitura unite ad una notevole abilità d’innovazione sui macchinari esistenti e nel 1920 decide di mettersi in proprio creando una Società col fratello William che nel frattempo lo ha raggiunto. A Casalecchio sono presenti sia il Canapificio Linificio Nazionale alla Croce sia il Canapificio Melloni in via Cavour e ci sono quindi le condizioni favorevoli per impiantare uno stabilimento adatto a costruire macchine ed accessori per la lavorazione di lino, canapa e juta. Per avviare l’attività viene scelto un edificio proprio dietro al Comune, già appartenuto alla famiglia Chierici ed adibito alla lavorazione della seta. Negli anni seguenti il successo dell’attività permette loro di ampliare lo stabilimento andando ad occupare tutta l’area tra il Canale di Reno e via Cerioli fino alla villetta del capomastro Tullio Tinti, nel punto dove via Cerioli volta a destra per poi incrociare la via Porrettana. Il lungo edificio si compone di una “casa alta”, verso la proprietà Tinti, adibita a portineria e col reparto fonderia, poi tornando verso il Comune, si trova la parte centrale con gli uffici e l’abitazione dei Robb e, a seguire, la lunga parte bassa con l’officina meccanica. In quel periodo allo stabilimento lavorano fino a 100 operai ed è in grado di operare per i canapifici locali, ma anche per quelli della provincia di Bologna ed altri che mostrano di apprezzare la competenza e la professionalità degli “inglesi”, come amichevolmente li chiamano i casalecchiesi. Lo stabilimento funzionerà fra alti e bassi, causati dalla crisi della coltivazione della canapa e dalla repentina chiusura nel 1930 della Canonica alla Croce, fino alla seconda guerra mondiale quando verrà riconvertito alla produzione bellica. I bombardamenti del 1943/45 chiuderanno la breve, ma intensa vita della fabbrica dei Robb    

Bibliografia ed approfondimenti

Casalecchio di Reno. Una città, la sua storia, la sua anima, a cura di Pier Luigi Chierici, Marco e Angelo Stadiotti, Carnate, Telesio, 2003

I casalecchiesi raccontano : testimonianze dell'altro secolo / [raccolte da Graziano Zappi ; con l'ausilio di Carlo Venturi!, [Bologna! : Aspasia, 2003

Gente di Casalecchio / Carlo Venturi, Bologna : Compositori, c2004

Lunario casalecchiese anno 2005; 1995-. - [S. l. : s. n., 1995]- (Crespellano : Delta grafiche [poi] Savignano sul Panaro : Tipolitografia  

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996  

Una vita a Casalecchio : 1909-2009 / Alberto Cavalieri, Luciana Rubini, [Italia] : [S.n.], stampa2009

 

Lo fabbrica Robb
Lo fabbrica Robb (da Una vita a Casalecchio : 1909-2009, op.cit in bibliografia)

Cartolina commerciale della fabbrica Robb
Cartolina commerciale della fabbrica Robb (da Una vita a Casalecchio : 1909-2009, op.cit in bibliografia)

Macchina per la lavorazione della canapa, da elegante catalogo della fabbrica Robb   degli anni ’20
Macchina per la lavorazione della canapa, da elegante catalogo della fabbrica Robb  degli anni ’20 (Archivio biblioteca C.Pavese)


29 settembre – Tumulti a Casalecchio fra Leghisti ed Agrari, colpi di pistola ed un ferito 
Nell’estate del 1920 vi è il lungo e durissimo sciopero agrario che paralizza le campagne dell’Emilia Romagna. La posta in gioco è il rinnovo dei patti agrari: da una parte i proprietari terrieri, dall’altra braccianti e mezzadri. In Emilia-Romagna l’organizzazione sindacale socialista Federterra, cui aderiscono soprattutto i braccianti e i mezzadri più poveri, è una struttura potentissima, cosicché lo scontro con gli Agrari diviene frontale finendo anche in tragedia, specialmente nella bassa bolognese.  
La contrapposizione violenta tra Leghisti ed Agrari vi è anche a Casalecchio ed il Resto del Carlino del 30 settembre 1920 riporta la cronaca di uno di questi episodi che sinteticamente riportiamo.

La sera precedente, verso le 9, il Maresciallo dei Carabinieri, Comandante la stazione di Casalecchio, chiede al Comando della Legione l’invio con urgenza di parecchi uomini perché in paese stanno avvenendo gravi tumulti. Contemporaneamente i Pompieri vengono sollecitati ad intervenire nei pressi della località Croce per soccorrere un ferito da arma da taglio con numerose abrasioni al volto. Questi fatti, apparentemente distinti, trovano invece relazione nei fatti avvenuti in precedenza ed iniziati proprio in centro a Casalecchio. Poco prima delle 9 un centinaio di leghisti si sono aggregati dinanzi al Caffè Margherita, e “preso a tumultuare” chiedono a gran voce che dal Caffè esca il sig. Francesco Bigozzi, amministratore della tenuta Marescalchi, i cui coloni si dice abbiano abbandonato di recente l’organizzazione rossa. Bigozzi si guarda bene dall’accettare l’invito, sentendosi certamente più al sicuro nei locali del Caffè, piuttosto che dinanzi a quegli individui i cui toni si fanno sempre più aggressivi, minacciando di entrare loro stessi nell’esercizio. L’arrivo del Maresciallo dei Carabinieri, coi quattro uomini del presidio di Casalecchio, con l’intenzione di tranquillizzare gli animi, non porta gli effetti sperati, quindi consiglia a Bigazzi di uscire, rassicurandolo che, vedendolo uscire da solo, forse i leghisti non avrebbero osato assalirlo. Quando già qualche sasso comincia ad entrare nel locale, facendosi molto coraggio Bigozzi esce e, dopo qualche attimo di esitazione, si incammina di buon passo verso casa. I leghisti parlottano un pò, poi alcuni decidono di inseguire Bigozzi che già di strada ne ha percorsa parecchia. In quel momento nei pressi del ponte passa un tram ed i leghisti, pensando che Bigozzi potrebbe esservi salito per fuggire più in fretta, lo fermano e lo invadono, ma di Bigozzi non vi è traccia… Nei minuti successivi da oltre il ponte echeggiano due colpi di pistola poi, dopo un po’, altri ancora, seguiti da un chiudersi rumoroso di finestre ed urla di donne. Il Maresciallo, rimasto davanti al Caffè, col grosso dei leghisti intorno, non sa davvero cosa fare… 
A questo punto nell’articolo viene riportata la testimonianza del ferito, il sig. Guidicini, che dichiara di essersi trovato anch’egli nel Caffè con Bigozzi e di essere uscito quasi insieme a lui, per togliersi da quella imprevista situazione, dirigendosi verso il Pedretti per prendere il tram. Quel tram che viene poi  fermato dai leghisti dopo il ponte.  Non trovando Bigozzi i leghisti se la prendono con un viaggiatore, l’incolpevole  Guidicini, al quale viene richiesto di esibire la tessera della lega, ma quando questi dichiara di non averla in quanto non organizzato, la reazione è violenta e lo costringono a scendere. Una volta scesi vi sono fasi concitate: Guidicini viene assalito con pugni e calci, lui estrae la pistola, spara due colpi, sfugge agli aggressori correndo fino a villa Beccadelli, viene raggiunto ed assalito nuovamente, spara altri colpi, fino a quando subisce le coltellate alla schiena che lo costringono a terra, facendolo credere morto agli occhi degli assalitori. Poi Guidicini è soccorso e trasportato al convalescenziario della Bastia in attesa del soccorso dei Pompieri.                                                                      
Andando oltre l’enfasi dell’articolo nella sua integrità e le espressioni “di colore” utilizzate per invitare alla lettura esso certamente ci da un quadro molto preciso del clima dell’epoca e dei sentimenti in campo: parti nettamente contrapposte, aggressività, violenza, uso delle armi, incapacità delle Istituzioni e delle forze dell’ordine di gestione delle situazioni. Da questi presupposti risulta evidente che una soluzione pacifica delle contrapposizioni politiche e sociali sarà pressoché impossibile lasciando  invece ampio spazio alle modalità autoritarie.              
Bibliografia ed approfondimenti

1913-1922, un decennio storico per Bologna: dalla rivoluzione rossa alla reazione nera / Nazario Sauro Onofri, in Bologna 1920. Le origini del fascismo, a cura di Luciano Casali, Bologna, Cappelli, 1982

Le origini dei sindacati fascisti, 1918-1926 / Ferdinando Cordova, Scandicci, La Nuova Italia, 1990

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996  

Il sindacato nel Bolognese. Le camere del lavoro di Bologna dal 1893 al 1960, a cura del Centro documentazione-archivio storico della Camera del lavoro territoriale di Bologna, Roma, Ediesse, 1988     


31 ottobre – I socialisti ottengono la stragrande maggioranza alle elezioni locali. Viene eletto Sindaco Vito Sandri. 

Alle elezioni amministrative del 31 ottobre 1920 il successo socialista nella provincia è travolgente: i “rossi” conquistano 55 Comuni su 61 e 48 seggi contro 3 nel Consiglio Provinciale. In 33 Comuni sono sia maggioranza che minoranza. Il nuovo Consiglio municipale elegge alla carica di Sindaco il ferroviere e socialista massimalista Enio Gnudi.
A Casalecchio di Reno, che conta 5737 abitanti, con 967 votanti su 1670 elettori, ovviamente tutti uomini in quanto le donne non hanno ancora il diritto di voto, i socialisti stravincono con una prima lista che ottiene 16 seggi ed una seconda lista che si procura i restanti 4 seggi. Il nuovo Consiglio Comunale elegge Sindaco il socialista Vito Sandri che nominerà assessori Savigni, Moruzzi, Degli Esposti e Ferretti.  
Le elezioni amministrative del 1920 evidenziano la tendenza dei partiti borghesi a coalizzarsi in funzione antisocialista, nei cosiddetti "blocchi nazionali" o "blocchi patriottici" che spesso comprendono anche i fascisti. Ciò è indice del crescente orientamento di certi settori della borghesia verso soluzioni apertamente anti-socialiste ed autoritarie in cui ovviamente si inserisce il movimento fascista, che fino a quel momento ha avuto un ruolo piuttosto marginale, iniziando la sua tumultuosa e veloce ascesa politica, caratterizzata dal ricorso massiccio e sistematico alle azioni squadristiche.  

Bibliografia ed approfondimenti

1913-1922, un decennio storico per Bologna: dalla rivoluzione rossa alla reazione nera / Nazario Sauro Onofri, in Bologna 1920. Le origini del fascismo, a cura di Luciano Casali, Bologna, Cappelli, 1982

Antifascismo e resistenza a Casalecchio di Reno : documenti e testimonianze / a cura di Graziano Zappi 'Mirco', Bologna : Libreria Beriozka!, 1988

Le elezioni nella storia d'Italia dall'unità al fascismo : profilo storico-statistico / Pier Luigi Ballini, Bologna : Il mulino, [1988]

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996  


21 novembre – Ettore Masetti rimane vittima dei disordini a Bologna in occasione dell’insediamento del Sindaco Ennio Gnudi.

L'ordine pubblico presenta dunque un quadro di crescente pericolosità, che  purtroppo si evidenzia in tutta la sua drammaticità il mattino di domenica  21 novembre, giorno scelto per i saluti ed i festeggiamenti per l’insediamento del neosindaco socialista Ennio Gnudi. L’esito elettorale ha inasprito ancora di più la situazione in un crescendo di minacce, avvertimenti e l’affissione da parte degli squadristi di manifesti provocatori nei quali dichiarano di voler impedire ai socialisti di "issare il loro cencio rosso sul palazzo comunale" preannunciando una domenica di disordini 
Fin dalle prime ore del mattino si hanno le avvisaglie di una giornata difficile. Provenienti da via Rizzoli e dall’Archiginnasio circa 300 persone armate, tra fascisti ed antisocialisti, più alcuni rinforzi giunti da Ferrara, vengono bloccate in Piazza del Nettuno, ma qui da una scintilla nasce il caos. L’incapacità di gestione della situazione da parte delle Forze dell’Ordine, non impedisce alle parti di venire in contatto, si odono colpi di arma da fuoco, poi il vociare delle persone ed il panico. La folla spaventata tenta di entrare a Palazzo d’Accursio, ma le “Guardie Rosse”, gruppo di armati massimalisti che presidiano il Palazzo, pensando ad un tentativo di ingresso violento da parte degli squadristi, chiudono il portone e gettano dall’alto delle bombe a mano nella piazza affollata. Dopo una decina di minuti di spari e scoppi, persone andate a nascondersi e Forze dell’ordine in totale agitazione, nella piazza vuota, ricoperta di ombrelli, bastoni e cappelli, rimangono solo i cadaveri, che i pompieri ricoprono di teli. E' una strage: si contano 10 morti e 58 feriti, tutti socialisti, ma in maggioranza per colpi d'arma da fuoco. Tra questi feriti ci sono anche 11 casalecchiesi, ed il più grave di essi, Ettore Masetti di 16 anni, colpito da una pallottola al ventre morirà in ospedale dopo un’agonia di tre mesi. Ettore Masetti, nato e cresciuto nel quartiere Tripoli a Casalecchio,  consegue la licenza di 5° elementare poi inizia a lavorare come garzone di macelleria. Frequenta il locale Circolo degli ex Combattenti ed aderisce all’Avanguardia Giovanile Socialista, Quasi tutte le domeniche parte in bicicletta con gli amici per raggiungere qualche località nei dintorni dove c’è un comizio oppure una festa da ballo della Gioventù socialista. Anche  quella domenica, che al Circolo gli han spiegato esser particolarmente importante, prende la bicicletta ed insieme ad una ventina di amici con in testa al gruppo il Segretario del Circolo che ne sventola la bandiera rossa, si avvia verso Bologna per andare a festeggiare il neo Sindaco Gnudi.  Sulla sua tomba nel cimitero di Casalecchio è posta una lapide: “A pietoso ricordo di Ettore Masetti, giovanetto d’animo buono morto d’anni 16, il 13 febbraio 1921, in seguito a ferite riportate in Piazza Vittorio Emanuele a Bologna nella luttuosa giornata del 21 novembre 1920, i genitori i fratelli gli amici gli diedero questo sepolcro”.      
Intanto nell'aula consiliare un uomo, che rimarrà sconosciuto, spara dal settore riservato al pubblico contro i consiglieri di minoranza: l'avvocato Cesare Colliva riceve due proiettili in volto, mentre l'avvocato Giulio Giordani, consigliere liberale, è ferito a morte.  Ovviamente la riunione si interrompe e la giunta neoeletta di Gnudi sarà costretta a ritirarsi senza essersi insediata, sostituita poi dal commissario prefettizio Vittorio Ferrero, che rimarrà in carica fino al marzo 1923. 
Le ricostruzioni dei fatti bolognesi del 21 novembre 1920 sono ancora controverse e le versioni divergono spesso in numerosi particolari. Il senso complessivo della vicenda, invece, è indiscutibile: il tragico eccidio di Palazzo d'Accursio ha risonanza nazionale e segna l'inizio dell'ascesa dello squadrismo fascista. Nella provincia più rossa il fascismo attecchirà velocemente e da qui si diffonderà in tutta la pianura padana

Bibliografia ed approfondimenti

1913-1922, un decennio storico per Bologna: dalla rivoluzione rossa alla reazione nera / Nazario Sauro Onofri, in Bologna 1920. Le origini del fascismo, a cura di Luciano Casali, Bologna, Cappelli, 1982

Antifascismo e resistenza a Casalecchio di Reno : documenti e testimonianze / a cura di Graziano Zappi 'Mirco', Bologna : Libreria Beriozka!, 1988

Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo : un punto di vista regionale sulla crisi del primo dopoguerra (Emilia Romagna, 1918-1920) / a cura di Carlo De Maria, Bologna : Pendragon, 2020

Saluti da Casalecchio di Reno : fatti, luoghi e personaggi del suo passato / Vincenzo Paioli Bologna : Ponte nuovo, stampa 1996 

La Strage di Palazzo d'Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese, 1919-1920 / Nazario Sauro Onofri, Milano, Feltrinelli, 1980
 

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