Casalecchio: storia di un paese senza storia
di Pier Luigi Chierici
Premessa
Dal 1995 la rivista "Casalecchio Notizie" pubblica una serie di articoli dedicati alla storia locale, scritti dal Prof. Pier Luigi Chierici. In seguito alle numerose richieste pervenute da scuole ed appassionati, l'Amministrazione Comunale di Casalecchio di Reno ha caricato nel suo sito Internet tutto il materiale finora pubblicato, impegnandosi ad aggiornarlo periodicamente. L'autore però precisa che il testo qui presentato non è organizzato come un volume unitario di storia casalecchiese, ma è l'assemblaggio della serie di articoli di "Casalecchio Notizie" pubblicati in un arco di tempo abbastanza lungo. Ciò spiega le ripetizioni, i richiami e la disposizione stessa degli argomenti.
L'Autore
Pier Luigi Chierici è nato a Casalecchio da famiglia casalecchiese. Dopo la laurea in Giurisprudenza, ha studiato Scienze Politiche e si è diplomato in Paleografia, Diplomatica ed Archivistica.
Ha insegnato Diritto ed Economia, quindi Storia e Filosofia negli Istituti superiori. Superati i concorsi da Dirigente Scolastico è stato Preside ai Licei di Castiglione delle Stiviere e Firenzuola, al Liceo Righi di Bologna ed in altri Istituti.
Contemporaneamente ha svolto attività giornalistica, collaborando a diverse riviste. Dal 1968 dirige il periodico venatorio "Migrazione e Caccia". Ha anche al suo attivo diverse pubblicazioni storiche e giuridiche.
Ad un osservatore superficiale Casalecchio sembra una cittadina moderna, cresciuta fra le due guerre e sviluppatasi enormemente negli ultimissimi anni. La relativa mancanza di vestigia storiche, di edifici monumentali, di palazzi e castelli può trarre in inganno. La nostra città, invece, ha un lunghissimo passato del quale mancano però tracce emergenti e vistose per due motivi: la vicinanza con Bologna non ha permesso la costituzione di un centro autonomo, politicamente organizzato ed in grado di esprimere una monumentalità locale. Inoltre, sempre la vicinanza con Bologna, ha fatto calamitare sul nostro territorio tutti gli eserciti, tutte le soldatesche che intendevano dar battaglia al capoluogo, per cui tanti fatti d'arme dei bolognesi si sono svolti nelle nostre campagne e si sono risolti con la distruzione delle nostre case e dei nostri edifici: così è sempre stato, fino all'ultima guerra mondiale. I casalecchiesi però sono tenaci ed ogni volta, con ammirevole attaccamento al posto, hanno ricostruito la nostra città che ora, nel bene e nel male, è come la vediamo, perenne testimonianza di un voler restare.
L'ambiente
Casalecchio emerse dal mare 30 milioni di anni or sono, in una era che i geologi chiamano "Pliocene". I terreni su cui poggiamo i piedi sono un composto di sabbia, fango e conchiglie compresse, sul quale si è adagiato un cuscino di ghiaia ed uno strato di humus fertile. Questo antico fondo marino in certi posti emerge con due differenti aspetti: o arenaria dorata dai bei colori caldi, che può diventare rosa o rossa quando vi batte il sole, come si vede, lungo il Reno, nel monumentale "Sbelz Ross" o "Sbelz dal docca" (Sbalzo Rosso o del Duca, sopra Pontecchio) oppure è una marna grigia che (impropriamente) chiamiamo "tufo" come si nota sotto al Monumento ai Caduti o nel Reno a Tripoli.
Qui, con un po' di pazienza, possiamo trovare dei bei fossili di animali marini. Quando Casalecchio emerse dall'Adriatico, l'uomo non esisteva ancora. In milioni di anni, frattanto, gli Appennini si andavano plasmando sotto l'azione erosiva degli elementi.
Reno e gli altri fiumi versavano a valle detriti e materiali ghiaiosi, allontanando la linea della costa marina mediante una serie successiva di cordoni di dune sabbiose. Fra queste dune si era formato un enorme lago o, più propriamente, una serie di acquitrini d'acqua dolce o salmastra che, dal Po, giungeva fino all'attuale litorale romagnolo. Questa ansa valliva è conosciuta col nome di Padusia.
Il territorio di Casalecchio si trovava ai bordi della Padusia, però nella zona doveva esserci anche un altro lago. Le due spalle di roccia, che oggi sostengono il ponte, dovevano, in epoca antica, essere più ravvicinate e quasi toccarsi, formando una cascata, o delle rapide, fra il ponte e l'ex Tiro a Volo. Ciò significa che, a monte di Casalecchio e fin quasi al Sasso, Reno doveva occupare tutto il fondo della vallata, formando una specie di palude, che si è riempita solo in epoca abbastanza recente, mediante la rottura o l'asportazione del tappo che teneva chiuso l'invaso.
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