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Ultimo aggiornamento: 12/12/2014
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Salvemini 1990

Il 6 dicembre

 


E' una giornata fredda, ma serena, il 6 dicembre 1990. Tutto appare normale a Casalecchio: il traffico, i negozi affollati, l'attività di tutti i giorni fuori e dentro la scuola. Nella succursale dell'Istituto Salvemini sta per suonare l'intervallo; la 2a A periti aziendali si avvia a concludere la lezione di tedesco quando... Quando improvvisamente la normalità non esiste più. In un attimo si consuma la più grande strage di adolescenti in tempo di pace.

 

Un aereo militare, un MB 326, pilotato dal sottotenente (oggi tenente) Bruno Viviani del III° Stormo - 603° Squadrone, centra in pieno il primo dei due piani del Salvemini provocando una voragine di diversi metri di diametro. L'Istituto è frequentato da circa 200 ragazzi dai 14 ai 18 anni. Cento di loro più i professori rimangono bloccati dalle fiamme al piano più alto e liberati dai Vigili del Fuoco e dai soccorsi arrivati subito, circa sette minuti dopo lo schianto.

 

Lo scenario è di guerra: scoppi, fuoco, fumo, grida, sirene, affanno, incredulità, disperazione, smarrimento... Il cortile della scuola diventa un tappeto, un tappeto di giovani che, indipendentemente dalla gravità delle ferite, sono resi irriconoscibili dal fumo da cui sono riusciti a fuggire. Dal viso traspaioni occhi smarriti e terrorizzati, tutti faticano a respirare.

In tale scenario fa contrasto la determinazione e la sicurezza dei soccorritori; vigili del fuoco, forze dell'ordine, personale medico e inferimieristico e volontari di ogni genere. L'illusione che non vi siano vittime è breve: mentre quattro studenti della classe vengono tratti miracolosamente in salvo, Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen ed Alessandra non usciranno più dalla loro aula.

 

Nei giorni immediatamente successivi, caratterizzati dalla più frenetica emergenza, è per tutti faticoso il recupero di una di una dimensione razionale che, appena possibile, si concretizza in una reazione unanime: MAI PIU'!. Con questo impegno tutta la comunità colpita si stringe attorno ai feriti e alle famiglie delle vittime, ma viene presto anche il tempo delle polemiche.


Il 10 dicembre i funerali. Una folla immensa accompagna i ragazzi della 2a A nel loro viaggio.
Gli studenti del Salvemini leggono un messaggio: "... Non vogliamo fare richieste ma solo domandarci come è possibile trasformare il dolore autentico di molti di fronte alla durezza di queste morti, in attività quotidiana tesa al rispetto della vita... Noi oggi ci sentiamo comunità, quella comunità che non sempre avvertiamo di essere. E questo ciò che vogliamo raccogliere da questa esperienza tremenda..."
Anche il Sindaco di allora, Ghino Collina, esprime a nome delle comunità di Casalecchio, Sasso Marconi, Zola Predosa e Monteveglio, gli altri comuni colpiti dalla tragedia, la partecipazione di tutti a tanto dolore "... ognuno di noi ha voluto esserci per significare con la propria presenza, una solidarietà umana e profonda. In ognuno di noi vibra un sentimento di forte emozione che ci ha fatto di colpo crescere. Crescere di fronte alle ingiustizie e alle responsabilità che ogni gesto della vita comporta..."

 

Oltre alle 12 giovanissime vittime, il bilancio di quella terribile mattina è di 88 feriti, 82 ragazzi e 6 adulti, alcuni molto gravi. A 72 di loro verrà riconosciuta un'invalidità civile dal 5 all'85%. Tra i feriti gravi, Carla Foschi, docente di Inglese dell'Istituto. Dopo lunghi mesi di degenza e terapie Carla rifiuterà il riconoscimento della pensione per ritornare a insegnare ma successivi aggravamenti della condizione fisica porteranno al suo decesso il 14 febbraio del 2000. A lei è intitolata una sala all'interno della Casa della Solidarità "A. Dubcek" che ha preso il posto dell'istituto Salvemini di Via del Fanciullo.






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