Molte città hanno proposto e realizzato esperienze di partecipazione con bambini e ragazzi, e molto ampio è il ventaglio di azioni realizzate. Vi è chi ha promosso attività nelle quali gruppi di bambini possono adottare e prendersi cura di un monumento o di un parco, per gestirlo e riqualificarlo, oppure ha scelto la strada della progettazione partecipata in cui i ragazzi collaborano con tecnici, urbanisti e architetti per riqualificare uno spazio urbano. Altri hanno fatto nascere delle consulte e dei consigli dei ragazzi. Spesso queste esperienze si intrecciano e si integrano reciprocamente.
La città di Casalecchio ha deciso di impegnarsi nella realizzazione di un Consiglio dei ragazzi. Non un evento sporadico, né un gioco di simulazione e nemmeno un'esperienza di emulazione o scimmiottamento degli adulti, ma un progetto che consenta ai ragazzi di misurarsi davvero con la realtà e di entrare nel merito di alcune questioni che li riguardano direttamente, in quanto abitanti della loro città, dialogando con i coetanei e con altri cittadini (e fra questi anche tecnici e amministratori pubblici), per raccogliere informazioni e pareri, per confrontarsi e fornire suggerimenti o fare richieste che rispecchino il loro punto di vista.
Nel manuale della Legge 285/97 si legge: I Consigli dei ragazzi, che possono operare a livello comunale, di circoscrizione o di quartiere, rappresentano un'innovativa modalità di partecipazione dei ragazzi alla vita della collettività sociale in cui vivono, permettendogli di contribuire alle scelte e alle decisioni dalle quali finora sono stati esclusi. [Essi] costituiscono una modalità educativa che permette ai ragazzi di confrontarsi, di gestire la conflittualità nella ricerca di soluzioni che non soddisfino le esigenze dei singoli ma quelle di tutta la colIettività di cui si è parte, rendendo in tal modo effettiva la pratica della partecipazione attraverso l'espressione delle proprie idee, esigenze e dei propri desideri, nell'esercizio consapevole dei propri diritti. [1]
Diritti, democrazia, educazione sono le parole chiave di queste esperienze che a Casalecchio si caratterizza per:
Il Consiglio dei ragazzi di Casalecchio è frutto di una progettualità che vede collaborare fra loro scuola, famiglie, amministrazione comunale e associazioni operanti nel territorio. Ma i promotori principali sono la scuola e l'amministrazione municipale, ciascuna delle quali muove dal proprio specifico istituzionale: la scuola, interpretando pienamente la sua funzione, si apre al territorio e il comune, accogliendo operativamente i principi della città educativa, [2] si impegna ad agire con coerenza in tal senso.
Gli adulti che hanno avviato questo progetto hanno fatto tesoro delle esperienze e delle riflessioni proposte dall'Anacej [3] (Association nazionale des conseilles d'enfants et de jeunes, che associa i Consigli comunali dei ragazzi, attivi in Francia dalla fine degli anni Ottanta), da Carlo Pagliarini [4] e dall'Arciragazzi, da Democrazia in erba, [5] dal Centro psicopedagogico per la pace [6] e dall'Associazione Camina. [7]
I ragazzi che entrano a far parte di un consiglio vengono scelti dai compagni fra coloro che si sono dichiarati interessati e resi disponibili, dopo una presentazione e un percorso di approfondimento del significato di questa proposta. Ogni candidato consigliere si assume l'impegno di portare in consiglio riflessioni, idee, dubbi, domande e proposte espresse dalla classe o dal gruppo di riferimento.
Grande è l'attenzione degli adulti a contribuire a determinare le condizioni affinchè fra i ragazzi eletti e gli elettori ci sia un dialogo costante, per evitare che i bambini e i ragazzi eletti nel consiglio facciano un'esperienza che riguarda solo loro, vanificando in tal modo la possibilità di dare sostanza al concetto di rappresentanza.
L'esperienza di Casalecchio è stata pensata e programmata dagli adulti che fan parte del Gruppo di progetto, nelle linee essenziali che ne consentissero l'avvio. Per esempio non è stato definito dagli adulti un Regolamento, ma solo alcuni criteri di indirizzo, per evitare i ragazzi dovessero percorrere una strada già segnata e predefinita dai grandi.
Nel Consiglio dei ragazzi e delle ragazze di Casalecchio i giovanissimi che vi partecipano in primo luogo svolgono attività ludiche che aiutano a conoscersi e a stare insieme, perché ogni consiglio nasce come insieme di persone che iniziano un percorso e imparano a conoscersi e diventano col tempo un gruppo di lavoro. Portano in consiglio le indicazioni emerse a scuola nel dialogo con i compagni, ma fanno anche attività di esplorazione e indagine che li aiutano a riflettere sulla realtà, per meglio comprenderla, partendo da se stessi, dalla vita quotidiana, dal territorio conosciuto (cortili, strade di percorrenza quotidiana, parchi e altri luoghi di incontro) e dai problemi a loro vicini. Progressivamente si allargano alle tematiche inerenti l'ambiente urbano più ampio e a tematiche più complesse (in maniera diversa a seconda dell'età); realizzano indagini, studiano e approfondiscono i nodi e le questioni che incontrano sul loro cammino, individuano risorse, riconoscono problemi e si adoperano per comprenderne le cause e immaginare soluzioni. Dialogano con i loro compagni di scuola, coi quali tengono un costante collegamento, circa l'andamento dei lavori e sui temi aperti; informano gli abitanti del loro territorio sui risultati del loro lavoro e, quando è possibile, mettono a punto proposte concrete costruendole insieme agli adulti, in modo che accanto agli elementi di creatività siano presenti le condizioni che le rendano fattibili.
Mentre sono impegnati in queste attività si trovano ad affrontare divergenze di opinione e contrasti dovuti, ad esempio, alla compresenza di interessi incompatibili nell'ambito della collettività degli abitanti e dei gruppi. Si scontrano - talvolta - anche con le difficoltà dovute alle procedure e al dialogo insufficiente fra i diversi settori delle amministrazioni comunali.
Le esperienze dei Consigli dei ragazzi fin dall'esordio risposero e rispondono a due esigenze principali che si possono riassumere nella volontà di:
Dare la parola ai giovani, consentire loro di esprimere la proprio opinione su argomenti che li interessano, quali l'ambiente, le ristrutturazioni stradali, la sicurezza stradale, permettere loro di sostenere dei progetti e di scoprire come si gestisce e come funziona uno città, prendere meglio in considerazione i bisogni dei ragazzi nell'ambito della politica giovanile all'interno dello società
". Così il sindaco di Schiltinheim, un piccolo comune dell'est della Francia, sintetizzava gli obiettivi che si proponeva quando ebbe l'idea di dar vita al Consiglio municipale dei bambini e dei ragazzi.
Era il 1979, anno internazionale dell'infanzia. Il sindaco ed i rappresentanti locali di questo comune immaginarono di creare una struttura in cui i giovani stessi potessero essere i portavoce dei loro interessi.
L'idea dei consigli si diffuse in Francia, nacquero altre esperienze e nel 1985 il Ministero dell'Educazione nazionale francese emanò una circolare che indicava questa esperienza come una forma di educazione civica complementare a quella fornita dalla scuola.
In Francia abbiamo le istituzioni nel sangue
scriveva François Dolto [8] nel 1988 Ed è per questa ragione che i consigli municipali di bambini continuano a svilupparsi. Si sono persino costituiti in federazione e hanno tenuto il loro primo congresso nel maggio del 1987, durante il quale il più giova-ne sindaco di Francia stava per compiere dodici anni.
[9]
Essi hanno un ruolo soltanto consultivo, ma, come i consiglieri municipali politici, vengono eletti. Hanno un piccolo budget, fan-no riunioni, studiano delle pratiche. Esistono differenze da comune a comune. Ogni consiglio ha le proprie peculiarità, le proprie tendenze. Alcuni privilegiano i progetti realizzabili dai bambini, ad esempio per un terreno di giochi, altri insistono sul carattere consultivo rivolto al consiglio municipale degli adulti, al quale sottopongono un certo numero di considerazioni critiche sulle cose, che ai loro occhi nel comune non funzionano. Il "sindaco" viene designato per un anno dal consiglio municipale dei bambini; la rotazione funziona bene perché non si lascia loro il tempo di diventare adulti, come avviene nelle radio per bambini, dove alla fine sono i giovani adulti a dettare legge. All'attività di questi consigli, che insegnano spesso ai bambini come funzionano le istituzioni, preferirei quella dei consigli che realizzano progetti.
Nel 1987 i Consigli municipali erano già 40 e durante la campagna elettorale del 1989 molte forze politiche inserirono nei loro programmi la creazione di Consigli dei giovani. Negli anni Novanta i Consigli dei ragazzi si diffusero anche in Italia.
Nell'intervento pronunciato al seminario su Infanzia e città, organizzato nel giugno del 1991 dall'associazione Arciragazzi e dalla Cgil, Carlo Pagliarini proponeva di adoperarsi per rendere attiva e operante in Italia la Convenzione internazionale per i diritti dei bambini, indicando due obiettivi:
visibili, parlanti e attivi soltanto[come]
consumatori passivi di merendine e di programmi televisivi. Ciò, attraverso una strategia della partecipazione dei ragazzi alla vita sociale, per esemplificare la quale Pagliarini citava esperienze europee quali il Difensore civico in Norvegia e Consigli comunali dei ragazzi in Francia.
L'allora presidente dell'Arciragazzi, fornì successivamente una valutazione più puntuale di queste due proposte, riconoscendo la maggiore efficacia dei Consigli, coi quali si propone una consapevole assunzione di responsabilità da parte dei ragazzi medesimi. (...) Anziché ricorrere ad un mediatore, si sensibilizzano e responsabilizzano ragazzi e amministratori, avanzando azioni che porteranno ad adottare delibere a cui succedono interventi, al posto di soli discorsi o iniziative di denuncia o di tutela.
Alcuni anni dopo, nella premessa al primo Manuale dei Consigli dei ragazzi di Democrazia in erba, Carlo Pagliarini presentando il "caso italiano", sottolineava l'ingenuità di alcune esperienze realizzate nel nostro Paese eravamo a metà degli anni novanta - proponendo forma di partecipazione dei bambini, sull'esempio dell'esperienza francese: I Consigli comunali dei ragazzi in Italia sono sorti con atti volontari dei sindaci di quelle città, a loro volta stimolati dall'Unicef Italia che ha definito i sindaci "difensori ideali dei bambini". Questi sindaci hanno pensato come avviene sempre quando non c'è trasmissione di memoria storica, di aver avuto un'intuizione tanto bella da dover essere immediatamente realizza-ta. Si è agito così con la stessa generosa spon-taneità praticata in altri tempi, proponendo ai bambini di imitare modelli adulti e trascurando una elaborazione educativa, senza la quale si resta esposti ai pericoli della manipolazione e dell'insuccesso. Questi sindaci hanno pensato, molto onestamente, che forme di presenza, a volte imitative e decorative, siano modalità di partecipazione. Non è così.
Il nostro accento critico è motivato dallo conoscenza dell'esperienza francese.
Sono stati necessari alla Francia diversi anni per trovare una via - non un modello
- praticando la quale è possibile conseguire forme di autogestione dotate di forti capacità di coinvolgimento. Quando la partecipazione dei bambini diventa vera (e ciò avviene solo con un lavoro educativo ben strutturato, attuato da adulti impegnati, sensibili e prepara-ti), essa diviene un volano fortissimo e può contribuire ad innovare la vita di comunità che ora, invece, appare ai giovani priva di identità se non addirittura inesistente.
Pagliarini insisteva sulla necessità di un approccio educativo coerente con queste premesse, evidenziando come nella scuola italiana l'educazione civica si limitasse ad un "discorso" sulla legalità e non una pratica di democrazia vissuta: Nel loro luogo di lavoro gli alunni, sostanzialmente, non contano nulla. Questa situazione oggettiva di minorità si incontra con un comportamento adulto rivolto prevalentemente alle emergenze o ai problemi dei servizi dell'infanzia.(
) L'avvio di processi innovativi dovrà dunque mettere in evidenza, colpire e superare una cultura adultistica limitata di per sé, recuperando competenze e ruolo sociale dei bambi-ni, dei ragazzi, degli adolescenti, ora marginali ovunque, anche nei casi in cui, lo si deve riconoscere, si fa veramente molto (a volte bene) per i bambini.
Nel 1995 nacque l'associazione Democrazia in erba che, in un documento di qualche anno dopo, così spiegava il senso della sua esistenza e le finalità dei Consigli dei ragazzi: La nascita di Democrazia in Erba parte dal riconoscimento che i bambini sono una risorsa e sono il futuro; sostenere il loro sviluppo e facilitare la crescita della loro autonomia e delle loro competenze nonché collaborare alle loro opportunità di vivere la democrazia, non è solo un'esigenza fondamentale per il bene di tutti, ma anche una scelta strategica che caratterizza la qualità democratica e civile di una nazione. Democrazia in Erba fonda le ragioni della propria esistenza nei Consigli comunali dei ragazzi e dei giovani e nelle forme di partecipazione similari anche non istituzionalizzate. Essa agisce per promuovere la cittadinanza delle nuove generazioni attraverso forme attive di educazione civica intese come modalità di partecipazione democratica diretta alla vita della società da parte dei più giovani, riconosciuti a tutti gli effetti come cittadini di oggi e di domani, portatori di esigenze, dotati di capacità e risorse.
Accanto alla consapevolezza che bambini e ragazzi hanno occhi diversi - che perderanno col tempo la capacità che possiedono di scorgere prospettive altre - la necessità di inaugurare una nuova stagione caratterizzata da disponibilità e apertura del mondo adulto verso i giovani, è un tema presente anche nel manuale per la gestione pedagogica [10] dei consigli proposto dal Centro psicopedagogico per la pace di Piacenza. Nella presentazione delle principali finalità dei Consigli municipali dei ragazzi si sottolinea l'esigenza di educare i giovani alla legalità e al senso di appartenenza, attraverso una pedagogia dell'ascolto praticata da adulti capaci di mettersi in gioco e di accogliere lo sguardo di bambini e ragazzi sul mondo e di predisporre forme di apprendimento esperienziale che aiutino i ragazzi a comprendere il senso delle regole democratiche e a percepire che il territorio e le strutture pubbliche appartengono anche a loro.
Non si tratta quindi di trasmettere solo informazioni, che sono utili se si vogliono imparare le "tecniche", ma non sufficienti, perché la democrazia è una competenza composita che richiede di essere appresa in situazioni formative capaci di far nascere e crescere il desiderio di cittadinanza e la passione civile
, stimolare l'interesse per i problemi generali e il bene pubblico
e aiutare i giovani a studiare la società, per acquisire le conoscenze necessarie a comprenderla
.
Si pone così il problema di definire contesti e metodi che consentano di accompagnare bambini e ragazzi lungo percorsi di apprendimento esperienziale, tali da salvaguardare sia dalle semplificazioni banali, sia dalle manipolazioni che spengano ogni valenza educativa.
La riflessione aperta in tema di infanzia, diritti, democrazia ed educazione si sta allargando a Casalecchio fino a considerare la partecipazione come tassello di un disegno strategico più ampio: un elemento dinamico, che serve per ridefinire modelli culturali e sociali della comunità, riconoscendo i limiti della pratica politica, anche attraverso un riflessione sul "potere".
Luigi Castagna, sindaco di Casalecchio di Reno che ha contribuito alla nascita del Consiglio dei ragazzi, ponendo l'accento sugli aspetti formativi dell'esperienza, ne correlava la possibilità di successo ai modi della politica più in generale, al governo della città e alla loro capacità di dare sostanza ai processi partecipativi, portando l'esempio del processo di pianificazione urbanistica che, di fatto, è gestita da gruppi ristretti di tecnici e politici, che generalmente non si pongono il problema della vita delle persone in maniera significativa: Quando - dopo aver approvato il Piano Regolatore - il Comune si trova a dover esaminare un progetto edilizio significativo, gli interlocutori di questa partita, che cambia la vita di molte persone, sono il Comune e chi propone l'intervento. Io ritengo, che questo modo di gestire l'urbanistica sia assolutamente superato. Occorre individuare modelli partecipativi, attraverso cui, anche il progetto presentato dal titolare del terreno e quindi della concessione edilizia viene discusso con la città, perché quell'oggetto edilizio, quella funzione nutrono i rapporti e gli interessi di quella realtà. Non c'è progetto pensato dalla migliore équipe di tecnici che all'impatto con la realtà non possa essere modificato e migliorato, tenendo conto degli interessi dei bambini, delle donne, degli anziani, dei giovani e di altre esigenze.
Un simile approccio non può accontentarsi di soluzioni informali e il sindaco Castagna raccontava che l'Amministrazione di Casalecchio, per assicurare il processo partecipativo, aveva immaginato un meccanismo istituzionale attraverso il quale costituire e attivare un comitato di cittadini portatori di interessi, tutte le volte che nella città succedono fatti che vanno al di là dell'ordinaria manutenzione. Ciò, per dare sostanza alla convinzione che la democrazia e la partecipazione non sono mai un risultato raggiunto una volta per tutte, vanno conquistate e rinnovate.
L'esempio della pianificazione urbanistica ci sembra quanto mai puntuale e pertinente, per sottolineare che i diritti dell'infanzia e la sua partecipazione alla vita della città si situano in un contesto di comunità e di territorio che li promuove e li accoglie, nella misura in cui vi è attenzione ai diritti di tutte le fasce della popolazione e gli abitanti sono costantemente coinvolti in esperienze di cittadinanza attiva.
[Nota 1] Centro nazionale di documentazione ed analisi sull'infanzia e l'adolescenza, Infanzia e adolescenza, diritti e opportunità. Orientamenti alla progettazione degli interventi previsti nella legge n. 285/97, Istituto degli Innocenti, Firenze, 1998, pag. 47
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[Nota 2] Ci riferiamo esplicitamente alla Carta delle città educative stilata in occasione del 1° Convegno internazionale delle Città educative, tenutosi a Barcellona nel novembre 1990, nella cui introduzione si dichiara che i bambini sono cittadini a pieno pieno diritto che possono, in funzione della loro maturità, associarsi e partecipare alla vita della comunità, trovando il posto che spetta loro, a fianco degli adulti che considerano una virtù civile quel reciproco rispetto che deve essere alla base della coesistenza tra generazioni
.
Il sito dell'associazione internazionale delle Città educative è www.edcities.bcn.es.
La Carta, in italiano, è reperibile in www.comune.torino.it/citedu/welcome.htm .
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[Nota 3] Il sito dell'Association nazionale des conseilles d'enfants et de jeunes è www.anacej.asso.fr
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[Nota 4] Carlo Pagliarini (1926-1997) fondatore dell'Arciragazzi (1981), associazione educativa laica e di Democrazia in erba (1995), associazione che promuove i Consigli Comunali dei Ragazzi in Italia, con le sue riflessioni, proposte e attività ha orientato le più significative scelte politiche educative degli anni novanta. Livia Turco, nella prefazione al testo Bambini di città, curato da Luisa Mattia - Edizioni Era Nuova, Ellera Umbra (PG), 2000 - che propone alcuni scritti di Pagliarini, così lo descrive: Carlo Pagliarini è stato tra i più ostinati e brillanti assertori della necessità di cambiare rotta nelle politiche per l'infanzia; della necessità di lasciarsi alle spalle macchinosità e timori; dell'obbligo educativo di valorizzare i bambini come categoria sociale. Ha cominciato nel primo dopoguerra a propugnare idee forti di protagonismo dei bambini e dei ragazzi, lavorando con loro, costruendo percorsi politici e pedagogici ancora oggi di grande attualità. Ha insistito negli anni (lunghissimi) in cui la priorità della scolarizzazione è sembrata voler annullare la valorizzazione dell'educazione come compito sociale oltre che familiare. Ha voluto promuovere, con straordinaria intuizione, l'associazionismo educativo dell'extrascuola in forme laiche, democratiche. Ha lavorato all'elaborazione di strategie educative e proposte politiche che mettessero l'educazione delle nuove generazioni al primo posto. Ha condotto, spesso controcorrente, una lunga battaglia politica per ottenere che, nei programmi di governo, i bambini fossero menzionati e venissero loro garantite opportunità educative al di fuori della scuola e dei suoi obiettivi. Carlo Pagliarini, nel corso di cinquant'anni di attività educativa, ha allegramente contaminato il mondo politico e culturale con le sue idee, con le sue proposte, lungo un percorso che, a riguardarlo adesso, ha scandito e veicolato la progressiva consapevolezza che bambini e ragazzi sono una risorsa piuttosto che un problema.
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[Nota 5] Democrazia in erba è un'associazione nata nel 1995 sull'onda di un'esperienza pionieristica dell'Arciragazzi e di alcuni comuni italiani, ispirata ai Conseils municipaux d'enfants et de jeunes francesi, la cui origine risale al 1979.
Scopo dell'associazione è promuovere la cittadinanza delle nuove generazioni, attraverso forme di partecipazione democratica alla vita della società da parte dei più giovani, riconosciuti a tutti gli effetti come cittadini di oggi e di domani, portatori di esigenze, dotati di capacità e risorse. Democrazia in erba si propone di diffondere nel territorio nazionale i Consigli comunali dei ragazzi (CCR), di sostenerli con attività formative e di coordinamento. I CCR coinvolgono prevalentemente ragazzi della fascia d'età 8/13 anni, attraverso un percorso che prevede campagne elettorali, elezioni dei consiglieri e, talvolta, del sindaco bambino e gruppi di lavoro tematici (commissioni). Nel 1995 l'associazione ha prodotto il Manuale dei consigli comunali dei ragazzi, edito dal Centro stampa della Provincia di Perugina.
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[Nota 6] Il Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti (CPP) di Piacenza, diretto da Daniele Novara, opera nelle aree della formazione, della consulenza e della progettazione psicopedagogica. Da undici anni si occupa dei temi legati alla gestione e alla trasformazione costruttiva dei conflitti.
Il CPP ha sviluppato la proposta dei Consigli municipali dei ragazzi (CMR) nell'ambito del progetto Bambini e futuro, partito nel 1990. Dopo l'incontro con l'esperienza dei Consigli dei ragazzi francesi (1992) ha avviato le prime esperienze e messo a punto un progetto di CMR rivolto alla fascia d'età 10/15 anni, privilegiando la partecipazione spontanea rispetto alla rappresentanza formale e al meccanismo elettorale.
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[Nota 7] L'Associazione nazionale Camina, nata dall'omonimo progetto attivo dal 1998, ha lo scopo di sostenere enti pubblici (comuni, province e regioni) e associazioni nella messa a punto di azioni e politiche volte a organizzare le città in relazione ai bisogni dei bambini e degli adolescenti. Il sito web www.camina.it (in corso di allestimento) ha avviato la costituzione di una banca progetti che raccoglie la documentazione di esperienze significative, valorizzando il lavoro delle amministrazioni che le hanno prodotte e mettendone i risultati a disposizione di tutti i comuni interessati. L'associazione ha inoltre intrapreso percorsi di riflessione sulle condizioni che producono innovazione nelle politiche per e con l'infanzia, predisponendo contesti di confronto, studio e sostegno reciproco fra i comuni, anche attraverso l'organizzazione di esperienze formative, gruppi di lavoro tematici, convegni e seminari, la diffusione di una newsletter e la pubblicazione della collana "I quaderni di Camina". Sul tema specifico dei consigli ha pubblicato il volume V. Baruzzi, A. Baldoni. La democrazia s'impara. La Mandragora editrice, Imola, 2003.
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[Nota 8] Specialista di psicanalisi infantile, allieva di Jacques Lacan, Françoise Dolto (1908-1988) è nota per i suoi studi e per l'appassionata partecipazione ai problemi dei genitori e degli educatori. Attenta alla realtà sociale, nel 1979 aprì a Parigi la Maison Verte, un luogo dove le mamme e i loro bambini di età inferiore ai tre anni potessero giocare e comunicare, rompendo l'isolamento della famiglia nucleare urbana. Pensava infatti che la solitudine fosse la maggior sofferenza e aveva in ogni modo cercato di infrangerla dialogando costantemente attraverso la radio o i giornali con chiunque chiedesse la sua opinione.
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[Nota 9] François Dolto, La cause des adolescents, Editions Robert Laffont, Paris, 1988 (trad. Italiana 1990, Mondadori, Milano)
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[Nota 10] François Dolto, La cause des adolescents, Editions Robert Laffont, Paris, 1988 (trad. Italiana 1990, Mondadori, Milano)
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