Il laboratorio sul tema dei diritti dei bambini e delle bambine è stato
realizzato attraverso riflessioni, domande, dubbi che i ragazzi e le
ragazze del Consiglio hanno espresso manifestando l’esigenza di
approfondire e capire tematiche come il bullismo, le relazioni tra adulti
e ragazzi e l’esigenza di percorsi di autonomia, ma anche dalle
riflessioni scaturite da eventi storici e di cronaca raccontati dai nostri
giornali.
Abbiamo deciso che era importante capire cosa fossero i diritti dei bambini
e quali strumenti ci sono per tutelarli.
Abbiamo iniziato un percorso con un’esperta che attraverso un esperienza
di laboratorio ci ha condotto a una conoscenza approfondita e importante
della Convenzione internazionale dei diritti dei bambini e degli adolescenti,
scritta dall’ONU nel 1989 e ratificata dal nostro paese.
Perché i diritti? Perché era il filo conduttore dei lavori
che stavano facendo i ragazzi del CCRR: avere relazioni con adulti che
si prendono cura di te e ti rispettano, avere relazioni serene con i
coetanei senza subire l’arroganza e la violenza dei più grandi
e dei più forti, potersi spostare in autonomia nella propria città… sono
attese che fanno riferimento ai diritti di cui tutti i bambini e i ragazzi
dovrebbero godere e alla responsabilità che ciascuno dovrebbe
sentire verso gli altri che hanno i suoi stessi diritti. Ma che cos’è un
diritto?
Ne abbiamo parlato insieme e abbiamo attivato un lavoro anche in alcune
realtà scolastiche. Presentiamo un sintetico resoconto tratto
dal diario di lavoro dei facilitatori strutturato per fasi: l’ascolto
in avvio, il momento dell’espressività e la conclusione.
Ascolto
Prendendo spunto dalla strage accaduta nella scuola di Beslan, in Ossezia,
che ha provocato una ondata emozionale molto forte, si è chiesto
ai ragazzi se conoscevano altri fatti o situazioni in cui ci sono bambini
e ragazzi vittime di violenza, ingiustizie, soprusi. Si sono così registrate
e verbalizzate le loro parole, così come erano, tutte.
L’obiettivo è stato quello di creare situazioni in cui i
ragazzi potessero parlare degli orrori che vedono in Tv o di cui sentono
parlare gli adulti, potessero trovare parole per dire, per condividere,
per raccontare a un adulto che ascolta con interesse e disponibilità.
Espressività
Attraverso attività coordinate da operatori esterni, ai bambini è stata
data la possibilità di fare esperienze di espressività a
diversi livelli e con diversi linguaggi. L’orrore ha così trovato
la strada per tradursi in colori, movimento e gestualità, parole.
Particolare attenzione è stata data, a questo proposito, alle
tecniche proposte: se pensiamo al colore ci vengono in mente grandi fogli,
tempere, spugne e stracci per stenderle e spruzzarle, non certo a matite,
gomme e pastelli!
Lo stesso vale per la gestualità, la parola e il movimento, che
ci fanno pensare a momenti di drammatizzazione dove giocare e interpretare
coralmente la paura, le ansie e i timori che i bambini tengono dentro
di sé quando non hanno adulti capaci di ascoltarli
Conclusione
La conclusione del lavoro, non ha portato a testi moraleggianti di
riprovazione verso la guerra, né a commenti virtuosi sulla pace, ma a domande.
L’esito del lavoro ha dimostrato che i ragazzi, se fatti lavorare
in un contesto libero da attese “ideologiche” possono fare
solo domande agli adulti, chiedendo “perché?” E il
mondo adulto deve prendersi la responsabilità di rispondere senza
retorica…
Del laboratorio organizzato in tre incontri c’è traccia anche nel seguente resoconto scritto dai ragazzi.
I incontro
Siamo partiti dai nostri bisogni abbiamo riflettuto individualmente
su quali sono i bisogni dei ragazzi che vivono a Casalecchio e abbiamo
notato come possiamo avere bisogni simili gli uni con gli altri, ma
se spostiamo lo sguardo verso altri paesi economicamente più poveri
e in situazione di guerra i bambini che vi abitano possono avere bisogni
di prima necessità che noi non sentiamo. Abbiamo fatto un elenco
dei bisogni di noi ragazzi, riflettendo su quelli che possono essere
di prima necessità e quelli, ugualmente importanti, ma di seconda
necessità.
II incontro
Il secondo incontro è stato invece di comprensioni
di cosa fossero i diritti, abbiamo tradotto i nostri bisogni in diritti
e abbiamo, in piccoli gruppi inventato dei nuovi mondi in cui alcuni
di questi diritti erano rispettati. La scelta e la riflessioni in piccoli
gruppi ci ha permesso di confrontarci sia sui nostri bisogni sia sui
diritti: sui diritti tutelati e quelli non tutelati ma anche sui nostri
doveri.
III incontro
Durante il terzo incontro abbiamo cercato di prendere il
posto di qualcun altro e riflettere sulla moltitudine di bisogni che
invece hanno tutti gli uomini, per arrivare a comprendere che di diritti
debbono essere rispettati e che sono tutti di ugual importanza anche
se non ci riguardano quotidianamente.
Il laboratorio è stato per i ragazzi molto intenso, ricco di stimoli
e suggerimenti. Abbiamo letto insieme parte della convenzione dei diritti
per capire com’era il documento che di fatto tutela i ragazzi.
Tra le diverse riflessioni che ancora sono in corso abbiamo di comune
accordo constatato che è importante diffondere la conoscenza della
convenzione ONU a molti, non solo ai ragazzi che sono i soggetti tutelati,
ma anche agli adulti che debbono contribuire a fare in modo che i diritti
dei bambini vengano rispettati.
Gli esiti di questo laboratorio sono stati raccontati dai ragazzi al convegno "La pace parla una lingua dolce e sottile…difficile da cantare"