Il facilitatore, quella figura che ha il compito di aiutare i ragazzi nel corso dei lavori del Consiglio e si adopera per promuovere e far funzionare le relazioni tra loro e con gli adulti in gioco: insegnanti e responsabili dei servizi comunali, che per primi hanno intuito lo spessore educativo di questo progetto. Il facilitatore non è un insegnante, non è un genitore, non è un funzionario dell'amministrazione comunale... Che cos'è?
Possiamo raccontarvi la nostra esperienza per darvi un'idea più precisa di quello che è stato il nostro lavoro in questi anni, facendo riferimento ai progetti che i ragazzi hanno illustrato prima.
Prima di cominciare a lavorare con questo consiglio, abbiamo discusso lungamente sulle modalità di rapporto con i ragazzi e le ragazze, sulla metodologia e sulla sua organizzazione che sta trovando un suo percorso originale, traendo spunto dalle problematiche proposte dal consiglio precedente e dalla sensibilità di questi consiglieri.
Abbiamo immaginato i temi che i ragazzi avrebbero voluto trattare, sulla base delle preferenze espresse negli anni precedenti, perché anche questo fa un facilitatore, pensa, cerca di immaginare che cosa potrebbe accadere, per prepararsi...
L'aspetto più emozionante è stato arrivare in sede di consiglio e vedere che i ragazzi e le ragazze avevano idee che stravolgevano quello che noi avevamo pensato potesse essere il loro percorso.
Trattare il bullismo, per esempio, non era tra le priorità che ci eravamo dati: è un tema complicato, che ci pareva interessare solo alcuni, perciò ci eravamo figurati altri scenari. E invece ci siamo trovati davanti ad una volontà forte da parte del Consiglio di andare a fondo al problema, una volontà così netta da imporci di essere ascoltata e presa in considerazione. Ecco che cosa fa un facilitatore soprattutto. Ascolta.
Ascoltare significa accettare l'inaspettato, con quell'apertura che consente di accogliere il non previsto, disponendosi a lasciar andare ciò che si vorrebbe che accadesse, accettando risultati diversi dalle proprie aspettative.
Capito che il problema del bullismo era molto sentito, abbiamo istituito, con i ragazzi, un gruppo di lavoro che ha discusso, considerato e ragionato sul problema.
Noi abbiamo ascoltato, fatto domande e cercato di capire i punti di vista, soprattutto quando si presentavano opinioni che a noi sembravano stereotipi, condiviso le delusioni, frenato chi parlava troppo, abbiamo dato la parola a chi faticava a prenderla, sollecitando argomenti, ragioni, punti di vista, non accontentandoci dei numeri che fanno maggioranza, dando importanza al come e non solo al che cosa, cioè facendone una questione anche di metodo, soprattutto di metodo.
Abbiamo suggerito l'uso di strumenti come il questionario, davanti all'esigenza dei ragazzi di trovare un modo per sapere il parere dei loro compagni.
Abbiamo fatto da tramite tra il Consiglio e le scuole, portando alle insegnanti i questionari, tenendo un rapporto diretto sui lavori svolti, andando poi a ritirare gli stessi questionari una volta completati.
Abbiamo proceduto alla loro rielaborazione e alla raccolta dei dati, discutendone con le insegnanti nel gruppo di progetto e con i ragazzi e le ragazze.
Tutto questo lavoro che abbiamo esemplificato con quanto fatto nel gruppo del bullismo, è in realtà un modo di fare che applichiamo, non senza sforzo, a tutti i temi.
Siamo ragazzi tra i 25 e i 30 anni, variamente diplomati e laureati, impegnati nel sociale, eppure ci siamo accorti lavorando con i ragazzi e sulla nostra pelle di quanto la cultura democratica venga data per scontata, di quanto la nostra democrazia sia teorica e non vissuta.
L'essere in trasformazione è lo stato naturale di ogni sistema democratico"
(Norberto Bobbio)
Questo lavoro ci ha permesso di crescere e crescendo ci siamo accorti di come in tanti luoghi dove la democrazia dovrebbe essere di casa, in realtà c'è bisogno di migliorare l'ascolto, c'è bisogno di capirsi anche quando non si è d'accordo, di imparare ad accettare il pensiero dell'altro che ha un modo diverso di vedere le cose, e poi prendere decisioni insieme, rinunciando a qualcosa di proprio ma ritrovandosi in un pensiero che faccia emergere ciò che unisce, riconoscendo ciò che rappresenta il bene comune.
Vi lasciamo con un sogno:
C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quando trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.
(Danilo Dolci)
È un sogno che ci riguarda e deve partire da qui, da questa esperienza importante per i bambini ma anche per i genitori, la scuola, il Comune. Per tutti gli adulti, perché non gettino solo uno sguardo distratto sul Consiglio dei ragazzi ritenendola una "cosa da bambini".
Perché abbiamo anche noi il nostro piccolo sogno che ci sentiamo di condividere con voi questa sera: sogniamo un mondo di adulti talmente adulti da non dover dimostrare ai bambini di esserlo tenendo una certa distanza e usando parole difficili, un mondo di persone responsabili tanto da potersi permettere anche di giocare e di non essere noiosi; un mondo di persone serie, tanto da capire quanta serietà ci sia nel gioco dei bambini, tanto da vedere quanto impegno e quanta passione sappiano esprimere bambini e ragazzi quando affrontano i temi importanti della vita, come accade - appunto - nel Consiglio dei ragazzi e delle ragazze di Casalecchio.